Archivi Boldini - De Nittis - Zandomeneghi


Aggiornamento dei cataloghi 

Gli Archivi Boldini-De Nittis-Zandomeneghi nascono dall’intesa tra due importanti e accreditate Istituzioni culturali:  
la Fondazione Enrico Piceni e l’Istituto Matteucci.
Dalla condivisione di principi ed interessi, dall’unione delle competenze, nonché dalla concentrazione dei rispettivi fondi documentari si è concretizzata un’iniziativa volta alla tutela e la difesa dell’opera degli italiens de Paris attraverso l’autenticazione e la schedatura della loro produzione, in previsione dell’aggiornamento del catalogo.
Benché Boldini, de Nittis e Zandomeneghi siano stati oggetto di studi meritevoli e d’indagini rigorose, la proliferazione di opere erroneamente attribuite o apocrife è tra le ragioni che hanno reso opportuna la costituzione di una struttura di riferimento per l’archiviazione.
Rilascio Attestato di Archiviazione

"Tre emigranti di genio nella Ville Lumière"


Molti, moltissimi anni or sono durante un lungo soggiorno a Parigi per completare i miei studi di letteratura francese, ebbi la fortuna di conoscere un italiano geniale, Angelo Sommaruga che, dopo una tumultuosa carriera di giornalista, editore, antiquario, direttore e fondatore di giornali letterari ed artistici, era approdato definitivamente nella capitale francese e dedicava tutta la sua attività all’affermazione e al lancio, in Europa e in America dei pittori italiani che vi operavano o vi avevano operato tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento.
Mi trovai così immerso in un mondo a me sconosciuto e affascinante, tanto che rallentati i miei studi letterari mi tuffai in pieno in quel piccolo universo di colori. Mi accorsi ben presto che fra gli artisti della nutrita colonia italiana (tutti di notevole livello) tre emergevano prepotentemente. Erano in effetti tre Maestri di portata internazionale e si chiamavano de Nittis, Boldini e Zandomeneghi.
Uno strano parallelismo li univa sul piano umano benché la loro pittura fosse diversissima e le loro personali relazioni pressoché nulle. Io li battezzai “emigranti di genio” perché tutti e tre erano partiti poverissimi di denari e ricchissimi di speranze, attratti dalla fiamma della ville lumiére, tutti e tre vi si erano affermati in diverso modo ma con indubbia genialità, tutti e tre non avevano più abbandonato i trottoirs de Paris ed erano morti e sepolti nella città che aveva dato loro rinomanza e fortuna (in vario grado a seconda del carattere e degli eventi) ma soprattutto le possibilità di realizzare i loro sogni d’arte e di portare alla Mecca della pittura tre splendide voci italiane.
Enrico Piceni, New York, 1984