GiuseppeDe Nittis


Barletta 1846 – Saint-Germain-en-Laye 1884

“L’uomo arrivò alle due. La tela era un falso della Place des Pyramides che è di proprietà del Luxembourg […].

Diversi falsi sono sparsi in tutto il mondo; se ne trovano in tutte le collezioni private d’Italia […] se li avessi denunciati avrei suscitato un pandemonio”

G. De Nittis, Taccuino, 1883

“Si procedeva, senza meta precisa. A tratti si passava tra prati ben pettinati, dove un pavone bianco si portava appresso la sua coda come uno strascico, e chiari, freschi abiti femminili sembravano mazzi di fiori. Insomma un quadro di de Nittis…”.

Ho trovato pochi giorni fa queste righe, rileggendo i ricordi parigini di Alphonse Daudet e le riporto perché, meglio di un lungo discorso, possono far capire che cosa fosse divenuto il piccolo pittore di Barletta nella decina d’anni della sua gloria.

Era arrivato a Parigi ventenne in un grigio crepuscolo senza luce, con moltissima volontà, pochi quattrini in tasca (lo avevano derubato durante il viaggio), nessuna conoscenza e, come sole lettere di presentazione, alcune di quelle prodigiose tavolette che avevano entusiasmato a Firenze i suoi colleghi Macchiaioli.

Poi, con i primi quadri esposti al Salon, Peppino – come veniva chiamato familiarmente – aveva conquistato subito non solo pubblico, critici, mercanti, collezionisti, ma era entrato nel vivo del mondo letterario parigino, come fosse il suo ambiente naturale, e vi si era affermato con una personalità inconfondibile.

Edmond de Goncourt, memorialista geniale ma acido e sofisticato, parla spesso di lui nel suo celebre Journal ed è forse il solo personaggio che ne esca bene. E se sfogliamo i minuscoli taccuini casalinghi di Léontine, moglie del pittore, vi troviamo annotati ogni sabato i nomi degli ospiti che si riunivano in casa de Nittis: Manet, Zola, Oscar Wilde, la principessa Matilde Bonaparte, qualche italiano “di passaggio” come Telemaco Signorini, Diego Martelli e Edmondo de Amicis…insomma, come si sarebbe detto allora, quando i re valevano ancora qualcosa, un autentico “parterre de rois”.

Giuseppe de Nittis era nato a Barletta il 25 febbraio 1846, quarto figlio di don Raffaele de Nittis e di Teresa Buracchia. I suoi genitori erano agiati possidenti, ma qualche mese avanti la nascita di Giuseppe, don Raffaele venne arrestato come politicamente sospetto: uscito di carcere, dopo circa due anni, coi nervi rovinati, si uccise. Giuseppe crebbe coi fratelli in casa dei nonni paterni, e dimostrò ben presto scarsa passione per i libri e notevole interesse invece per le matite e i colori.

Avuti i primi insegnamenti da Giovan Battista Calò, nel 1861, vincendo l’ostilità dei suoi, ottenne di entrare all’Istituto di Belle Arti di Napoli.

Ma la scuola accademica, la scuola in genere non era fatta per lui, e dopo due anni di frequenza venne allontanato dall’Istituto per indisciplina: e certo l’indisciplina era nei suoi occhi che volevano “vedere” senza impacci di formule, vedere e cogliere la realtà, com’è, in quell’attimo, volti, alberi, case. E il cielo, il cielo che con i suoi giochi di luci e di ombre doveva ispirargli tanti mirabili accordi cromatici, e le righe appassionate dei Ricordi: “L’atmosfera, vedete, la conosco bene: e l’ho saputa dipingere. conosco tutti i colori, tutti i segreti della natura”.

Dal 1863 al 1867 con gli amici Rossano e de Gregorio, ai quali si unirono poi Alceste Campriani, Antonino Leto e altri, dipinge all’aria aperta; Portici, Napoli, Barletta, vedono i giovani entusiasti che col loro armamentario si danno al vento, al solleone, e magari sotto violente acquate, a una vera orgia di “studi”. In quegli anni si decise lo stile di de Nittis; in quelle giornate libere e piene egli trovò il segreto della sua arte, imparò a vedere vero più che “esatto”, formò la mano e la tavolozza. Scuola di Resina fu chiamata la compagnia: Repubblica di Portici la ribattezzò Domenico Morelli, con un po’ d’amaro, giacché quegli “indipendenti” non volevano riconoscere nessun maestro.

Nel 1864 de Nittis ebbe il primo memorabile riconoscimento: due sue minuscole scene intitolate L’avanzarsi della tempesta, male esposte nella sala delle cose mediocri alla Permanente napoletana. Ma l’occhio di un visitatore d’eccezione, lo scultore Adriano Cecioni, che fu anche uno dei nostri più acuti critici d’arte, le scoprì subito ed elogiò il giovane pittore predicendogli il successo. Infatti due anni dopo de Nittis ebbe l’onore di vedere acquistati, alla stessa mostra, per conto del Re, due dipinti: Un casale nei dintorni di Napoli e La traversata degli Appennini.

Ormai “Peppino” non è più un ignoto, e nel “clan” dei giovani si guarda a lui con interesse. Attraverso Cecioni la sua fama è giunta al battagliero gruppo dei Macchiaioli fiorentini: così quando nel 1866 de Nittis si reca a Firenze vi è accolto amichevolmente e le sue tavolette, esposte anche alla Promotrice fiorentina, suscitarono, più che consenso, entusiasmo: Signorini, Borrani, Lega, Abbati, Sernesi, l’infervorata compagnia del Caffè Michelangiolo decretò al vivacissimo Peppino gli onori del trionfo: la delicatezza dei toni, la giustezza della visione, l’eccezionale agilità della mano, apparvero infatti doti di un Maestro.

Tra il 1866 e il 1867 de Nittis compie varie peregrinazioni a Napoli, Palermo, Barletta, Roma, Firenze, Venezia, poi, nell’estate del ’67, lo troviamo a Torino in procinto di partire per Parigi.

Anche qui piace subito. Gerôme lo incoraggiò a “faire de la figure”; Meissonier gli offre di dipingere i paesaggi che dovranno servire da sfondo alle figurine dei suoi quadri pagati a peso d’oro; Reutlinger gli compra per trecento franchi (un capitale!) due tavolette. La via gli si apre facile purché accetti dei compromessi col suo gusto e col suo istinto. Scrive al Cecioni per consiglio, e questi gli risponde: “Mantieniti indipendente, tu non puoi essere scolaro di nessuno”.

De Nittis, sebbene non fosse, come ebbe a dire argutamente Diego Martelli, “carne di martire”, ascoltò il saggio consiglio dell’amico, e poiché il modesto peculio stava per finire, tornò in Italia. Per poco.

Alla fine del 1868 è ancora a Parigi, dove, cedendo infine ai consigli interessati di Reutlinger e al desiderio di facile guadagno, si dedica davvero a “far della figura”, del costume, degli interni, con innegabile virtuosismo, sulle tracce del Meissonnier, dello Stevens, del Fortuny: sui quali però sempre sopravanza per la squisitezza del colore e la magia del disegno.

È ancora il Cecioni che lo trarrà sulla retta via dell’arte, ammonendolo, burbero, dopo aver visto i quadri esposti dal de Nittis al Salon del 1869. “Hai forse bisogno di copiare gli altri, tu?”. Così cosciente è il pittore del proprio torto, che lascia in abbozzo un gran quadrone Concerto in giardino al tempo di Luigi XVI e riprende la sua ispirazione dal vero.

La guerra del 1870, riconducendo il de Nittis ai luoghi della sua iniziazione artistica, contribuirà poi a dissipare ogni equivoco nella sua mente, e a fissare una volta per sempre la sua strada.

Quando nel 1871 de Nittis ritorna a Parigi è ormai maturo per la grande affermazione. Infatti al Salon del 1872 una sua tela di piccole dimensioni, La strada da Brindisi a Barletta, attirava l’attenzione di tutti e lo rendeva celebre di colpo. “Sempre parleremo” scrisse Paul Mantz [redattore della “Gazette des Beaux-Arts”, n.d.r.] “dell’ombra di un azzurro violaceo che la piccola diligenza di de Nittis proietta sul terreno biondo della strada polverosa. Quell’ombra sì giustamente colorata ha costituito un avvenimento nella scuola moderna e molto è servita agli Impressionisti”. Legato con un contratto vantaggioso al famoso mercante di quadri, Goupil, de Nittis non esita a sciogliersene, con sacrificio, per conservare la sua libertà artistica insidiata dal cortese ed astuto manager: così nel 1874 la giuria del Salon, che subiva l’influenza del Goupil, gli accetta solo uno dei tre quadri presentati (Guidando al Bois, Tra le spighe di grano e Che freddo!), ma quell’uno, Che freddo!, ha un successo strepitoso.

Mentre in una bella lettera al Cecioni e agli amici fiorentini de Nittis si dichiara lieto della riconquistata indipendenza, nel 1874 stesso partecipa con cinque quadri alla prima storica esposizione degli Impressionisti nelle sale del fotografo Nadar. Sono con lui Degas, Renoir, Sisley, Pissarro, Boudin, Cézanne, Lépine, Bracquemond, Guillaumin, Berthe Morisot.

Sempre nel 1874 de Nittis si reca per la prima volta a Londra e con la sua facilità di assimilazione, con la sua prontezza a cogliere il “caratteristico” di un luogo, di un momento, subito dà mano alle grandi tele di vita londinese. Come il grigio sereno del cielo di Parigi, il passo elegante della parigina, gli alberi sfumati del Bois avevano trovato in lui il più esatto e spiritoso interprete, così l’affumicata tragedia dei quartieri popolari e la “noia britannica” dei quartieri signorili, le nebbie e l’agitata vita di Londra, trovarono per incanto un magistrale riflesso nei quadri di questo meridionale che “vedeva inglese” più di qualunque inglese: Westminster e La domenica a Londra, Waterloo Bridge e Piccadilly sono tra le testimonianze più significative che un pittore abbia lasciato della vita, dell’aspetto, dell’ “umore” di una città e di un popolo in un dato momento della sua storia.

La famiglia (de Nittis aveva nel 1869 sposato una parigina, Léontine Gruvelle) e il lavoro: queste le sole “avventure” del de Nittis di qui innanzi: dieci anni di attività, all’aria aperta nella campagna napoletana durante le brevi scappate in Italia, oppure chiuso in un fiacre o in un cab a cogliere il ritmo e il segreto, a “tastare il polso” di Parigi o di Londra.

Il 1878 vede il suo trionfo all’Esposizione Internazionale: legion d’onore, un quadro, Le rovine delle Tuileries, acquistato dal Governo francese per il Museo d’Arte Moderna, un altro La Place des Pyramides donato dal pittore riconoscente (che lo ricompera per 25.000 franchi dal Goupil) allo stesso Museo (ov’è ancora). Onori, critiche, invidie.

Piccolo, grassottello, arguto, bonario, sprizzante vivacità dal suo volto bruno, incorniciato da una barbetta nera. De Nittis ride, s’arrabbia, lascia dire e lavora. Negli ultimi anni è preso da una grande passione per il pastello. Tecnica che si addiceva al suo spirito, alla sua passione per le sfumature delicate e preziose. Egli vi apporta intelligenti innovazioni e compie ritratti al vero, vedute cittadine, e le famose scene delle Corse a Longchamps.

Ma il troppo lavoro ha logorato la sua forte fibra. Uno strano torpore, una sconosciuta malinconia lo invadono negli ultimi mesi. Il suo occhio così acuto si appanna, non vede più chiaro. Pure, ancora, con disperata energia, dipinge fino agli ultimi momenti, anche se vede la tela come spruzzata da mille macchioline nere. Sul suo cavalletto si alterna in due o tre diverse impaginazioni la stessa scena all’aria aperta: la moglie e il figlio, in giardino. Il 21 agosto 1884 un attacco di congestione cerebrale lo atterra. In pochissime ore.

De Nittis non è arruolabile in alcuna scuola, in alcun “movimento”. Passò attraverso l’accademia napoletana, vecchia e nuova, attraverso l’accademismo travestito di Gerôme e di Meissonier, attraverso il Macchiaiolismo e l’Impressionismo: e rimase, nel fondo, sempre fedele a se stesso. Dell’Impressionismo accettò quanto si confaceva al suo istinto, e lo completava, e ne sentì e seguì profondamente le due ricerche capitali, quella dell’atmosfera e quella del carattere della vita moderna, ma non spinse l’una sino alle disfatte armonie cromatiche di un Monet, né l’altra alle crudeli deformazioni di quel “nemico della grazia” che fu Degas.

Egli rifuggiva da ogni rigida teoria e la sua tecnica variava a seconda della necessità: così, studiando le sue tele, vi vediamo praticata la giustapposizione delle “tinte pure” quando è necessario ottenere una nota splendente, alla maniera impressionistica, ma più spesso i toni sono creati sulla tavolozza o ottenuti con sapienti velature. Inoltre de Nittis non abolì del tutto, come un Monet o un Renoir o uno Zandomeneghi, il “bitume” dalla sua tavolozza, che pure non è mai “sporca”.

Sensibile alla poesia dei grigi caldi e dei toni fini sostenuti da delicate armature e appoggi di bruni, ha pochi rivali nella ricchezza delle sue armonie in tono minore: non per nulla era un fervido ammiratore di Corot. Tutte le sue inquietudini, le sue apparenti contraddizioni, le ricerche di pastellista e di acquarellista, la sua passione per le stampe giapponesi e per le affiches multicolori, tutto significa l’ansia di chi vuol cogliere, fermare l’inafferrabile, l’aria, la luce, il mistero dei riflessi che modificano le colorazioni e divorano o esaltano le forme. “Si dovrebbe” egli diceva, “poter dipingere, nella sua apparenza esatta, una statua di bronzo rischiarata da un sole a picco in mezzo ad una campagna bianchissima…”.

Fu detto il Guardi del suo tempo e indubbiamente i suoi quadri sono un documento preziosissimo per ricostruire lo spirito dell’epoca vicina, e pur già così lontana, in cui visse, e il carattere delle città che ritrasse. Nessuno come lui ha tradotto il fascino sottile delle vie parigine, la strana intensità della loro vita e quella loro atmosfera colma a volte di una polvere sottile che mette come un velo leggero di cipria su tutte le cose, altre volte così limpida e frizzante che par di vivere in un cristallo… E Londra, colossale officina fumosa, nerastra, lebbrosa e milionaria, con quale occhio implacabile fu vista da lui.

Come Degas sotto l’influsso dei giapponesi, de Nittis osservò che la vita spesso ci presenta le cose sotto angoli speciali: da una terrazza, dal finestrino di un treno, dal basso di un ponte.

Della donna vide spesso – e gli fu rimproverato – l’aspetto grazioso, seducente. Egli la rese come la sentì, creando un tipo inconfondibile, la Parigina raccolta e civettuola del 1880, come Boldini doveva creare quella della Belle Époque (1890-1914), frizzante e viperina, e l’olandese Van Dongen quella del 1920 dalle ciglia a stella e dalle lunghe gambe nelle calze di seta. Si capisce come in un’epoca in cui il costume storico predominava e il costume contemporaneo, quando appariva, era studiato su modelle che avevano appena deposto il peplo o la crinolina, dovesse ottenere un successo fulminante quel Che freddo! così arguto e spontaneo, con quelle tre donnine rabbrividenti e ridenti nel Bois.

“Nessuno può immaginare oggi di quale straordinaria notorietà godesse, da vivo, de Nittis” scrisse Bénédite, un noto studioso francese. E infatti quando giunse la notizia della sua morte, i commenti della stampa furono vasti e commossi. Ci fu persino un critico che con un’affettuosa iperbole scrisse che la scomparsa del pittore italiano “decapitava” al tempo stesso l’Impressionismo e la pittura europea… Al suo funerale parteciparono gli amici Dumas, Degas, Rodin, Puvis de Chavanne, Forain, Daudet. Sepolto al Père Lachaise, a pochi passi da Cherubini, ebbe una epigrafe che suona come uno squillo di tromba: Qui giace Giuseppe De Nittis, morto a trentotto anni, in piena giovinezza, in pieno amore, in piena gloria, come gli eroi e i semidei. L’aveva dettata Alessandro Dumas figlio.

 

Enrico Piceni, 1980

1846
Giuseppe de Nittis nasce a Barletta il 25 febbraio, da una famiglia di agiati possidenti.

1861
Dopo aver studiato pittura con Giambattista Calò, barlettano educato a Napoli e con il Dartoli, pittore morelliano, in dicembre presenta domanda di iscrizione all’Istituto di Belle Arti di Napoli.

1862
Ammesso all’Istituto, studia con Giuseppe Mancinelli e Gabriele Smargiassi.

1863
Per il suo carattere ribelle e antiaccademico viene espulso dall’Istituto. Si stabilisce a Portici, alle porte di Napoli, dove frequenta, tra gli altri, Marco De Gregorio e Federico Rossano. Fonda con loro la Scuola di Resina” – detta anche, dagli avversari, “Repubblica di Portici, nell’intento di raffigurare la natura dal vero, ribaltando i canoni tradizionali.

1864
Realizza il primo quadro datato, Appuntamento nel bosco di Portici. Partecipa alla terza Promotrice napoletana. Le sue opere, tra le quali Pianura nei dintorni di Barletta e una Marina, vengono notate dal fine critico e pittore Adriano Cecioni.

1866
Dipinge Casale nei dintorni di Napoli, oggi al Museo di Capodimonte di Napoli.

1867
In agosto si reca a Parigi, dove conosce Gérôme e Meissonier. Influenzato da quest’ultimo, esegue “scene di genere”. Entra in contatto con il mercante d’arte Adolphe Goupil. In ottobre è a Firenze per la mostra della Promotrice. Le sue opere, in particolare La traversata degli Appennini (Napoli, Museo di Capodimonte) riscuotono molto successo tra i Macchiaioli.

1868
In autunno è di nuovo a Parigi con l’intento, questa volta, di restarvi più stabilmente. Firma un contratto con Goupil e un altro con il mercante tedesco Reitlinger.

1869
Sposa Léontine Gruvelle. Espone al Salon scene di genere con personaggi in costume, secondo il gusto della Maison Goupil, ottenendo grandi riconoscimenti.

1870
In primavera si trasferisce con la moglie nella casa di campagna di Jonchère. Partecipa ancora al Salon con Signora presso il caminetto e Visita mattutina. A causa della guerra franco-prussiana è costretto a tornare in Italia. Qui riprende con gioia la pittura en plein air scorrazzando per la campagna assolata del Meridione.

1871
Dalla Puglia si reca in Campania, ma in settembre, dopo la fine della Comune, è  di nuovo a Parigi.

1872
Ad inizio anno firma un contratto esclusivo con Goupil. Si trasferisce quindi con la moglie a Portici, dove esegue Strada da Brindisi a Barletta. In maggio il quadro viene esposto con successo al Salon. A questo periodo appartiene la serie di tavolette realizzate alle pendici del Vesuvio in eruzioneIn luglio nasce a Resina il figlio Jacques.

1873
A metà febbraio torna a Parigi, dove conosce Edgar Degas. È ormai deciso a dipingere senza condizionamenti, dedicandosi con lo sguardo del flâneur a ritrarre la modernità della Parigi haussmanniana. A questa fase risale Al Bois de Boulogne, scena di vita mondana ed elegante.

1874
Partecipa al Salon con  Tra le spighe del grano e Che freddo!, riscuotendo un grande successo di critica. In aprile, su invito di Degas, prende parte alla prima mostra degli Impressionisti nello studio del fotografo Nadar con cinque opere: Paesaggio presso Blois, Vesuvio sotto la luna, Campagna vesuviana, Studio di donna, Strada d’Italia. Goupil, contrario a iniziative così fuori dall’ufficialità, gli ricorda i termini del suo contratto. De Nittis, in difficoltà con lui e con i “pittori ribelli”, si trasferisce a Londra ancora prima dell’inaugurazione e rompe il contratto con Goupil. Oltremanica conosce Mr. Mardew e il banchiere Kaye Knowles, destinato a diventare il suo principale collezionista.

1875
Espone al Salon Place de la Concorde sotto la pioggia e Veduta di Bougival. Durante un nuovo soggiorno londinese dipinge Piccadilly. In estate torna in Italia passando per la Svizzera, dove esegue Sul lago dei Quattro Cantoni, già nella collezione Ojetti.

1876
In aprile presenta al Salon Sulla strada di Castellammare e Place des Pyramides, una delle sue opere più celebri.

1877
Ancora al Salon espone Parigi vista dal Pont Royal e gli acquarelli Boulevard Haussmann e Place Saint-Augustin.

1878
Presenta all’Esposizione Universale di Parigi una serie di vedute londinesi e parigine che lo consacrano come il pittore della città contemporanea, capace di vedere il vero in ogni suo minimo dettaglio. Tra le altre: Place des Pyramides, Green Park, Westminster, Trafalgar Square, Ritorno dalle corse, L’avenue del Bois de Boulogne. Ottiene una medaglia a cui segue la Legion d’onore. È l’apice del suo successo artistico e mondano.

1879
Trascorre l’anno tra Londra, Parigi e Napoli. Al Salon espone fuori concorso La venditrice di fiammiferi a Londra. In Italia dipinge Il pranzo di Posillipo. Inizia a cimentarsi nella tecnica del pastello, portandola alle sue massime possibilità di espressione.

1880
La famiglia de Nittis si trasferisce in rue Viète, nell’elegante quartiere Monceau. La loro abitazione diventerà un punto d’incontro degli artisti e intellettuali francesi più in vista dell’epocaDegas, Manet, Desboutin, Caillebotte, i Goncourt, Daudet, Duranty, Clarétie, Hérédia , invitati dall’intraprendente Léontine ai ricevimenti del sabato sera. Il pittore inizia a dipingere La parfumerie violet. Partecipa all’Esposizione Nazionale di Torino con cinque opere, tra cui Ritorno dalle corse, Passa il treno e Nei campi intorno a Londra, ricevendo una fredda accoglienza.

1881
Presenta al Cercle des Mirlitons il trittico Le corse al Bois de Boulogne (Roma, Galleria d’Arte Moderna) e altri quindici grandi pastelli.
Una bronchite lo costringe a letto per un lungo periodo

1882
Lavora senza sosta. Dipinge, tra l’altro, uno dei più suggestivi ritratti della moglie Léontine, Giornata d’inverno.
Il fratello Vincenzo muore suicida a Napoli.

1883
Esegue uno degli ultimi capolavori, Il salotto della contessa Mathilde, omaggio al mondo letterario e all’alta società parigina. Il Ministro francese Jules Ferry acquista per il Musée du Luxembourg Les ruines des Tuileries. In dicembre il pittore si reca in Italia per svernare in un clima più mite, ma le cattive condizioni di salute non gli permettono di lavorare.

1884
Di ritorno a Parigi, invia al Salon La guardiana delle oche e Colazione in giardino. Termina il suo unico autoritratto, in piedi a figura intera nella casa di rue Viète. In giugno si stabilisce con la moglie a Saint-Germain-en-Laye. Il 21 agosto muore per una congestione cerebrale, lasciando incompiuto L’amaca, l’ultimo ritratto dell’amata Léontine.

1873
T. Signorini, Esposizione del Salon, in “Il Giornale Artistico”, I, 9, 1 luglio 1873, pp. 29-61
1874

G. De Nittis, Corrispondenze. Londra, in “Il Giornale Artistico”, II, 4, I luglio 1874, pp. 25-26

1876
J. Clarétie, J. De Nittis, in “La Presse”, giugno

1879
R. Duranty, De Nittis, in “La Vie Moderne”, 19 giugno

1881
P. Mantz, Les pastels de M. J. De Nittis, in “Le Temps”, 24 maggio

1884
D. Martelli, Giuseppe De Nittis, in “Fieramosca”, 13 settembre (ristampato in Scritti d’arte di Diego Martelli, a cura di A. Boschetto, Sansoni Editore, Firenze 1952)

1905
V. Spinazzola, Giuseppe De Nittis, Dellisanti, Barletta, 1905

1914
V. Pica, Giuseppe De Nittis. L’uomo e l’artista, Alfieri & Lacroix, Milano
V. Pica, Giuseppe De Nittis e la scuola napoletana di pittura, in “Emporium”, maggio

1926
L. Bénédite, De Nittis 1846-1884, René Van den Berg, Parigi

1929
E. Piceni, De Nittis, “Poligono”, a. III, nn. 1-2, gennaio-febbraio

1933
E. Piceni, Giuseppe De Nittis, Istituto Nazionale Luce, Roma

1934
E. Piceni, Giuseppe De Nittis, Mondadori, Milano

1950
E. Piceni, Note e ricordi di De Nittis, insegnò ai francesi a veder le loro donne, in “Corriere d’Informazione”, 10-11 marzo

1955
E. Piceni, De Nittis, Mondadori, Milano

1963
M. Pittaluga-E. Piceni, De Nittis, Bramante, Milano
G. De Nittis, Taccuino 1870-1884, Leonardo da Vinci, Bari

1964

G. de Nittis, Taccuino 1870-1884, a cura di E. Mazzoccoli -N. Rettmeyer (con prefazione di E. Cecchi), Bari

1966
E. Piceni, De Nittis, in “I Maestri del colore”, Fabbri, Milano

1971
M. Monteverdi-E. Piceni, I De Nittis di Barletta, Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, Barletta

1979
E. Piceni, De Nittis. L’uomo e l’opera, vol. I, Bramante, Milano

1980
E. Piceni, De Nittis batte tanti francesi, in “Casaviva”, n. 74, febbraio

1982
E. Piceni, De NittisL’uomo e l’opera, vol. II, Bramante , Milano

1984
E. Piceni, Giuseppe De Nittis ci sorprende ancora, in “Arte”, n. 144, settembre

1990
R. Bossaglia, La lezione di De Nittis, in catalogo della mostra (Milano-Bari, 1990), pp. 58-63

P. Dini-G.L. Marini, De Nittis. La vita, i documenti, le opere dipinte, Allemandi, Torino

G. Matteucci, Un “gentiluomo dell’Impressionismo”, in catalogo della mostra (Milano-Bari, 1990), pp. 30-47
R. Monti, Tra “vero” e “voir”: l’itinerario artistico di De Nittis, in catalogo della mostra (Milano-Bari, 1990), pp. 10-18

1998
C. Farese Sperken, Giuseppe De Nittis e il suo “entourage”, in catalogo della mostra (Livorno, 1998-1999), pp. 66-71
G. Matteucci, “Intender non la può chi non la prova…”, in catalogo della mostra (Livorno, 1998-1999), pp. 9-28

2001
G. Belli, Impressionisti? No grazie!, in catalogo della mostra (Trento, 2001), pp. 11-15
C. Farese Sperken, Modernità e mondanità nell’opera di Giuseppe De Nittis, in catalogo della mostra (Trento, 2001), pp. 47-53
C. Sisi, Diego Martelli e la nouvelle peinture, in catalogo della mostra (Trento, 2001), pp. 23-29

2002
P.G. Castagnoli, Lo sguardo del flâneur nella pittura di De Nittis, in catalogo della mostra (Torino, 2002), pp. 11-15
B. Cinelli, Giuseppe De Nittis: “paysagiste de la rue parisienne”, in catalogo della mostra (Torino, 2002), pp. 17-37
M. M. Lamberti, Mitografie parigine nel secondo Ottocento, in catalogo della mostra (Torino, 2002), pp. 39-55

2004
R. De Grada, De Nittis, impressionista italiano …ed europeo, in catalogo della mostra (Roma-Milano, 2004-2005), pp. 29-31

A. Paolucci, De Nittis e la poesia della città moderna, in catalogo della mostra (Roma-Milano, 2004-2005), pp. 27-28

2010
E. Angiuli, Giuseppe De Nittis: “Je serai peintre”, in catalogo della mostra (Parigi- Parma, 2010-2011), pp. 12-17
M. Lagrange, Giuseppe De Nittis et le tourbillon de la vie parisienne, in catalogo della mostra (Parigi- Parma, 2010-2011), pp. 18-25

2013
E. Angiuli, Giuseppe de Nittis, in catalogo della mostra (Padova, 2013), pp. 12-22
G. Matteucci, Due artisti, due anime, due destini, in catalogo della mostra (Padova, 2013), pp. 30-41

P. Nicholls, Marketing in diretta. Goupil e gli artisti italiani al Salon 1870-1884, in catalogo della mostra (Rovigo-Bordeaux, 2013-2014), pp. 76-83
P. Serafini, La Maison Goupil e gli artisti italiani. Dall’identificazione dei dipinti contenuti nei registri acquisti e vendite alla storia del gusto e del collezionismo: uno dei percorsi possibili, in catalogo della mostra (Rovigo-Bordeaux, 2013-2014), pp. 16-55
1869
Parigi, Salon
1874
Parigi, Studio Nadar, Première exposition. Catalogue, 15 aprile-15 maggio
1878
Parigi, Exposition Universelle de Paris
1880
Torino, IV Esposizione Nazionale di Belle Arti
1881
Parigi, Cercle des Mirlitons
1886
Parigi, Galerie Bernheim Jeune De l’Art, J.De Nittis. Tableaux, Pastels, acquarelles, dessins, études et croquis, maggio
1901
Venezia, IV Esposizione Internazionale d’Arte
1914
Venezia, XI Esposizione Internazionale d’Arte
1925
Roma, III Biennale Romana
1930
Londra, Burlington House, Exhibition of Italian Art Held in the Galleries of the Royal Academy, gennaio-febbraio
1934
Barletta, Cinquantenario della morte di Giuseppe De Nittis. Mostra retrospettiva, settembre-ottobre
1946
Roma, Palazzo Venezia, Mostra di dipinti francesi in Italia e italiani in Francia
1949
New York, Galleria Wildenstein- Metropolitan Museum, Pittori italiani dell’Ottocento, gennaio-marzo
1963
Napoli, Villa Comunale, Padiglione Pompeiano, De Nittis e i pittori della “Scuola di Resina”, a cura di E. Piceni
1984
New York, Stair Sainty Matthiesen, Three Italians Friends of the Impressionists. Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, a cura di G. Matteucci-E. Steingräber, 14 marzo-20 aprile
1986
Montecatini Terme-Torino, Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno-Mole Antonelliana, Dal Caffè Michelangelo al Caffè Nouvelle Athènes. I Macchiaiioli tra Firenze e Parigi, a cura di P. Dini, 23 agosto-5 ottobre, 25 ottobre-30 novembre
1988
Montecatini Terme, Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno, La donna e la moda nella pittura italiana del secondo ‘800 nelle collezioni private, a cura di P.Dini, 30 luglio-30 settembre
1990
Milano-Bari, Palazzo della Permanente-Pinacoteca Provinciale, Giuseppe De Nittis, a cura di R.Monti-C.Farese Sperken-G. Matteucci-M. Basile Bonsante-R. Bossaglia, aprile-maggio, giugno-settembre
1998
Mariano di Traversatolo (Parma), Giuseppe De Nittis. I dipinti del Museo Civico di Barletta alla Fondazione Magnani Rocca,  a cura di M. B. Bonsante- C. Farese Sperken, aprile-giugno
1998-1999
Livorno, Villa Mimbelli, Museo Civico “Giovanni Fattori”, Aria di Parigi nella pittura italiana del secondo Ottocento, a cura di G. Matteucci, 4 dicembre-5 aprile
2001
Trento, Palazzo delle Albere, Boldini, De Nittis, Zandomeneghi. Mondanità e costume nella Parigi fin de siècle, a cura di G. Belli, 12 aprile-29 luglio
2002
Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Giuseppe De Nittis e la pittura della vita moderna in Europa, a cura di P.G. Castagnoli, 16 febbraio-26 maggio2003
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Degas e gli italiani di Parigi, a cura di A. Dumas, 14 settembre-16 novembre
2004
Mozzecane, Villa Vecelli Cavriani, De Nittis a Léontine, a cura di I. Chignola-P. Bertelli, 1 febbraio-30 maggio
2004-2005
Roma-Milano, Chiostro del Bramante-Fondazione Antonio Mazzotta, De Nittis. Impressionista italiano, a cura di R. Miracco, 13 novembre-27 febbraio, 22 marzo-19 giugno
2006
Barletta, Palazzo della Marra- Pinacoteca De Nittis, De Nittis e Tissot. Pittori della vita moderna, a cura di E. Angiuli-K. Spurrell, 12 marzo-2 luglio
2007
Barletta, Palazzo della Marra, Pinacoteca G. De Nittis, Zandomeneghi, De Nittis, Renoir. I pittori della felicità, a cura di T. Sparagni-E. Angiuli, 31 marzo-15 luglio
2010-2011
Parigi-Parma, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris-Palazzo del Governatore, Giuseppe De Nittis. La modernité élégante, a cura di G. Chazal-D. Morel-E. Angiuli, 21 ottobre-16 gennaio, 6 febbraio-8 maggio
2013
Padova, Palazzo Zabarella, De Nittis, a cura di E. Angiuli-F. Mazzocca, 19 gennaio-26 maggio
2013-2014
Rovigo – Bordeaux, Palazzo Roverella, Galerie des Beaux-Arts, La Maison Goupil e l’Italia. Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo, a cura di P. Serafini, 22 febbraio-23 giugno, 23 ottobre-2 febbraio
2016-2017
Viareggio, Fondazione Matteucci per l’Arte Moderna, L’Ottocento aperto al mondo. Il tempo di Signorini e De Nittis nelle collezioni Borgiotti e Piceni, progetto di G. Matteucci, catalogo a cura di C. Fulgheri -C. Testi, 2 luglio-26 febbraio