Fondatore della Scuola di Resina a Napoli nel 865, collaboratore dei macchiaioli a Firenze nel 1867, espositore nella prima mostra degli Impressionisti a Parigi nel 1874, Giuseppe De Nittis, per dato e fatto della sua presenza in questi tre moderni momenti progressivi della pittura, deve avere avuto un dono personale, una facoltà, che era quella di esprimere gli attriti, le umidità e le malinconie del cattivo tempo.  Nel 1865 esponeva alla Promotrice napoletana un Novembre che ispirò  a Cecioni la seguente descrizione critica: “In una strada che conduce a un paesetto che appare in fondo all’orizzonte, corre un calesse carico di gente diretta al paese: In questa strada, anch’essa ripulita dal vento, è reso conto dell’attrito con una precisione inappuntabile; le rotaie, il corricolo, la gente sopra, in minima proporzione, perché il corricolo è posto in lontananza, sono fatte con finissimo gusto e distinzione e senza la preoccupazione di mostrar talento. Sul davanti c’è uno stagno sul quale galleggiano due o tre foglie secche, mentre le altre due cadute si vedono rintuzzate dal vento nei bordi e nei punti dove appoggiano in terra alcune travi che sono aldi là dello stagno. Alcuni alberetti, quasi spogliati, e disegnati come solamente il De Nittis sapeva disegnare, completano l’aspetto melanconico che ha la campagna in quella stagione anche quando il tempo è bellissimo…”. E il seguente giudizio: “Finezza ed eleganza erano le caratteristiche del suo talento; egli possedeva queste qualità come dote naturale, ed io gli dicevo sempre che egli era chiamato a rendere il lato elegante della natura, lato fin’allora da nessuno osservato, non visto, e per conseguenza nemmeno tentato”.

Parole conclusive, alle quali non si saprebbe aggiungere alcunché di nuovo, se non fosse che nel giovane De Nittis albergava un altro senso inedito, del passeggero anonimo sperduto nello spazio triste, che si ritrova poi nelle impressioni di Monet, di Sisley, e che egli seppe cogliere per primo nel quadro La traversata degli Appennini, ove la breve figura che cammina al margine dello stradale fangoso pare un’eco visiva della sua stessa persona. Nel 1867 i lavori che egli aveva portato con sé per mostrarli agli artisti toscani, “piacquero a Firenze impossibile dir quanto. Piacquero tutti indistintamente e, superiormente, Una diligenza in tempo di pioggia.  Il successo di questo quadro giunse al fanatismo”.

Non è meraviglia che il De Nittis, spirito portato al gusto dell’eleganza, sentisse l’attrazione parigina, e nell’estate di quell’anno 1867, mutando volentieri la predisposizione in proposito si recò a Parigi, dove gli accadde di subire a volte l’ascendente di pittori facili, e di cadere, come gli rimproverò il Cecioni, pronto alla lode ma non meno al biasimo, nella ricerca dello chic della cifra. Ma queste deviazioni non tolgono che la miglior parte della pittura denittisiana, anche dell’epoca parigina e del periodo londinese, è l’umida pittura che, derivata dai suoi primi dipinti nubilosi, si ritrova in altri dipinti: La serra del giardino a Saint-Germain, Giornata invernale a Londra, Piccadilly, Westminster. Tant’è vero che il talento e il prestigio di un pittore moderno possono consistere in un segreto rapporto del suo spirito con un certo clima atmosferico. Per essere stata, nei momenti geniali, un’espressione pungente di questo rapporto, l’arte di De Nittis non sarà travolta dal tempo.