Federico Zandomeneghi


Venezia 1841 – Parigi 1917

“Guardando, ascoltando, discutendo, mi trasformai e come per tutti gli altri da Pissarro a Degas da Manet a Renoir la mia vita artistica fu una successione di infinite evoluzioni che non si analizzano, che non si spiegano che dipendono dall’ambiente, da circostanze particolari delle quali nessuno può rendersi conto esattamente”

F. Zandomeneghi a Vittorio Pica, 1914

Il 2 giugno 1874, alle dieci del mattino, un pittore italiano giovane, ma non troppo, conosciuto, ma non troppo, partiva per Parigi: “Ho fatto questa brillante risoluzione e la metto in atto con la massima velocità perché non avvenga un pentimento che mi faccia piantar le radici a Firenze” aveva scritto il bizzarro artista all’amico toscano Francesco Gioli. “Non so quanto mi tratterrò nella grande città, perché parto senza idee preconcette, per cui abbandono l’avvenire in mano alla mia Dea protettrice – la Combinazione”.

Non tornò più in Italia, mai più, nemmeno per un giorno. Visse, dipinse, morì a Parigi e vi fu sepolto nel cimitero di Saint-Ouen il 2 gennaio 1918. Nevicava. Il corteo funebre era composto soltanto da qualche collega, da qualche modella… Pareva un quadro di Utrillo.

La Grande Guerra volgeva al termine: lui, il vecchio pittore, la sua piccola guerra l’aveva combattuta tanti anni prima, con Garibaldi. si chiamava Federico Zandomeneghi, veneziano. Dell’uomo Zandomeneghi si sa poco. Era quel che si dice un tipo originale. Schivo, suscettibile, timido in sostanza ma pieno di estri, acuto, cosciente del proprio valore e quindi sprezzante del giudizio altrui. Non si era mai sposato, mai innamorato sul serio, se non della sua arte. Gli si possono attribuire fuggevoli incontri con piccole modelle, rapidi amori che non lasciarono traccia. aveva un solo amico, ma un grandissimo amico, Edgar Degas, altro caratteraccio.

Litigarono, inseparabili, per quasi mezzo secolo, da incorreggibili orsi, e quando l’autore della Scuola di danza scomparve, anche Zandomeneghi, tre mesi dopo, lo seguì.

Era definitivamente solo, la vita senza un interlocutore degno di lui non lo interessava più. Molti anni or sono, quando preparavo la mia prima monografia su Federico Zandomeneghi (che piacque a quell’intelligente editore che fu Arnoldo Mondadori, il quale non solo la pubblicò, ma divenne un assiduo raccoglitore delle opere del pittore), partii anch’io per Parigi a cercarvi le tracce del Veneziano, su cui era caduto un oblio quasi completo. Ma senza troppa fortuna: la dea “Combinazione” fu tiepida con me.

Il était très bon”, mi disse la vecchia portinaia di rue Tourlaque, dove era stato l’atelier del pittore e che conservava di lui, nel suo bugigattolo, un piccolo dipinto, “mais il était toujours à grogner, il ne voulait voir personne, sourtout dans ses vieux jours”.

E Suzanne Valadon, la madre di Utrillo, ottima pittrice ella stessa, che fu per molti anni modella e posò anche per Zandomeneghi (L’aperitivo, La brasserie), me ne parlò soprattutto come di un dessinateur exceptionnel. A Montmartre (a quei tempi restava ancora un poco della autentica Montmartre) qualche modella, qualche vetusto rapin lo ricordavano con simpatia. Era un “burbero benefico”, e si ricordano a suo proposito alcuni episodi gustosi. Un giorno Zandò (lo chiamavano familiarmente così) incontra sul boulevard una ragazza, che gli aveva fatto da modella, affamata, sbrindellata, senza un quattrino. La porta nel caffè più vicino, un gran caffè elegante, e ordina per la compagna il classico “café au lait”, con i tradizionali croissants. Sussiegoso il cameriere gli fa osservare che nel locale non si servono les dames en cheveux. Ci vuole il cappello! Allora il pittore si toglie il proprio, un feltro a cencio, lo posa di sghimbescio sulla testa arruffata della ragazza. “Et maintenant” proclama con imperturbabile dignità, “servez-la!”..

Anche Diego Martelli, l’amico mecenate e critico dei Macchiaioli, in una lettera alla signora Gioli, scritta da Parigi nel 1877, racconta una scenetta in cui Zandò fa la parte della Provvidenza:  “Grazielle una delle tante era stasera al caffè estenuata da otto giorni di perdite passati senza quasi mangiare nutrendosi di qualche bicchier di birra e qualche raro pezzo di pane. Ad una certa ora arrivano altre di quelle tante, cariche di rose e fiori e bevono della birra e se ne vanno schiamazzando come le passere; intanto a Grazielle si sviluppano degli intensi dolori alle gambe per cui non può reprimere il pianto. Le vien detto: “Vattene a letto…” “Se lo avesse…” risponde un’altra […] ed allora si fa da Zandomeneghi una modesta colletta che gli mette in tasca cinque franchi”.

Con i suoi parenti Zandomeneghi era riservatissimo. In oltre quarant’anni di Parigi non una riga. Quando qualcuno di loro si recava a trovarlo, preferiva parlare di tutt’altro che di sé e della propria pittura. “Tanto non capite nulla. Non è roba per voi”. Chiedeva, sì, di Venezia, dei vecchi amici, si proponeva sempre di ritornare alla città nativa ma intuiva che vi sarebbe stato ricevuto come un figliol prodigo mentre segretamente avrebbe desiderato esservi accolto da trionfatore. Al pari di tutti i timidi e i solitari doveva avere ambizioni troppo grandi e la sua doveva sembrargli una vita mancata. Certo se qualcuno gli avesse detto allora che lui era un grandissimo pittore ne avrebbe avuto in cambio un sogghigno e una risata. Lo era davvero, invece. Ce ne accorgiamo, purtroppo, con un secolo di ritardo. Così Zandò, il veneziano, morì vecchio, solo, dimenticato, senza aver riveduto la patria.

Ma vediamo di fare molti passi indietro della sua storia, sino agli anni della giovinezza, per capire perché quella mattina del giugno 1874 Zandomeneghi partì per Parigi. Figlio d’arte (il nonno e il padre erano stati ottimi scultori neoclassici), Federico apprese ben presto i rudimenti dell’arte, ma la scultura, la pittura accademica, non gli dicevano nulla, come nulla gli diceva la vita di famiglia, la sopita calma di Venezia. Così dopo aver partecipato, come uomo, e non senza gravi peripezie, all’avventura garibaldina, come pittore si gettò a capofitto nelle più spericolate avventure innovatrici (oggi si direbbe contestatarie) approdando inevitabilmente a Firenze nella geniale compagnia dei Macchiaioli.

Signorini, Lega, Banti, Borrani sono i suoi compagni prediletti di lavoro e di spedizioni a “caccia del motivo”. Appartengono a questo periodo alcuni dipinti di alto pregio come La lettrice, Gli innamorati e I bastimenti sullo scalo dove le esperienze veneziane e toscane si fondono in maniera originale.

Dopo aver dunque combattuto e dipinto a Venezia, a Roma, a Firenze, Zandomeneghi – Ghigo per gli amici – aveva raggiunto, a trentatré anni (era nato nel 1841) una discreta rinomanza e la critica, anche la più severa, aveva cominciato a parlar di lui come di una grande promessa. Tutte le vie gli erano aperte… Insoddisfatto come sempre, avventuroso per natura egli scelse la più difficile e incerta. Diego Martelli era tornato da Parigi con le più mirabolanti notizie sopra un gruppo di pittori anticonformisti che avevano esposto le loro opere nelle sale del celebre fotografo Nadar, provocando un autentico, clamoroso scandalo nel mondo dell’arte, e che per derisione erano stati battezzati “Impressionisti”: come dire imbrattatele. Si chiamavano Monet (proprio da un suo quadro Impression: soleil levant venne il soprannome, ingiurioso nelle intenzioni e che doveva diventare una celeberrima qualifica), Sisley, Degas, de Nittis, Pissarro, Renoir, Cézanne… Ed ecco subito “Ghigo” partire come a un richiamo di Garibaldi. Voleva fermarsi una quindicina di giorni nella Ville Lumière, vedere coi propri occhi quei “mostri” discutere, imparare, esplorare…

L’incredibile avvenne. L’eterno vagabondo trova il suo ambiente ideale. La battaglia impressionista era pane per i suoi denti, ed egli fu subito ammesso tra i loro ranghi, e ribattezzato “le Vénitien”. Fu Degas, sempre caustico, il primo a chiamarlo così dal giorno in cui, avendogli detto per ischerzo: “Zandò, vous qui n’avez rien à faire, venez donc poser chez moi”, si sentì rispondere fieramente: “Non si parla così a un Veneziano!”. Fu il principio di una fedelissima amicizia fra i due bizzosi individui. Degas stesso lo presentò a Durand-Ruel e il “Veneziano” poté da quel momento consacrare tutto se stesso alla pittura, quasi nascondersi in essa.

Partecipò alle mostre degli Impressionisti in Francia e in America, espose solo o in gruppo nelle mitiche sale di Durand-Ruel e d’altri, visse finalmente tranquillo, ricercatore assiduo, della e per la sua pittura.

Senza entrare in particolari tecnici diremo che gli Impressionisti (del resto diversissimi tra loro) assorbì solo quel che poteva arricchire il suo temperamento già formato e maturo: fu, in breve, un impressionista fondamentalmente veneziano e toscano sbocciato nell’aria di Parigi. Creò a poco a poco un mondo tutto suo, fu lo storico tenero e fedele della vita femminile nella piccola borghesia tra i due secoli. A Boldini le femmine guizzanti in un’aura di peccato, a de Nittis la raffinata eleganza delle dame che passeggiano al Bois: Zandò dipinge donne e ragazze sorprese nella loro quieta, ma non inerte intimità. Rare le note ironiche o aggressive nella sua opera. ebbe qualche momento, diciamo così, di perfidia nei primi anni del suo soggiorno: col Moulin de la Galette, quadro davanti al quale tutti esclamano: “Toulouse Lautrec!” ignorando che, quando Zandò lo dipinse, Lautrec era appena quindicenne (e molti anni dopo il pittore del Moulin Rouge, che aveva aperto il suo atelier nello stesso immobile in via Tourlaque, riconobbe lealmente il proprio debito verso il vecchio italiano); con la Roussotte dal volto devastato e feroce; con alcuni nudi arditi e stizzosi, impietosi talvolta…

Ma furono brevi momenti di “furore” cui egli reagiva raccontandoci, con amabile sapienza pittorica, la seduzione del pigro risveglio di una ragazza, l’ingenuo piacere di sciogliere la rossa chioma davanti allo specchio, il gusto caro di sentir la fresca morbidezza di un frutto appena colto sulla propria gota o di un filo d’erba sulle labbra…Oh, quel vezzo di tenersi le guance tra le dita che ricorre spesso nelle figure dei suoi olii lievi come pastelli, nei suoi pastelli solidi come olii. Temi umili, consueti, ma Zandò era uno di quegli artisti, così rari, fieramente antiretorici che riescono a ricondurre l’eroismo stesso dentro l’alveo delle minuscole vicende quotidiane, rendendole – come sono – importantissime.

Avrebbe forse potuto raggiungere un immediato successo accentuando e continuando quell’agrore di critica e di protesta che invece lasciò cadere come un frutto pungente, avrebbe potuto cercare nella pittura un compenso o una vendetta: preferì farsene uno schermo, preferì restare nella intima verità, quasi gozzaniana, del suo piccolo pianeta personale. Proprio questo riserbo, questa umiltà, questa rinuncia lo hanno fatto – a sua insaputa – così grande. E oggi il messaggio quasi mormorato del solitario Zandò stranamente risuona più importante, più fermo, più vivo di tante conclamate e chiassose affermazioni.

Enrico Piceni, 1981

1841
Federico Zandomeneghi nasce a Venezia il 2 giugno da una famiglia di artisti. Il padre Pietro e il nonno Luigi sono infatti reputati scultori di ispirazione canoviana, autori del monumento a Tiziano nella Chiesa dei Frari.

1857
Il giovane Federico, che nonostante i precedenti familiari preferisce i pennelli e i colori allo scalpello, frequenta l’Accademia di Belle Arti della sua città. Studia con Michelangelo Grigoletti e con Pompeo Molmenti, che sarà il primo ad apprezzarlo, lodandone apertamente lo spirito e il coraggio.

1859
Dopo essersi iscritto all’Università di Pavia per stornare la coscrizione obbligatoria nell’esercito austro-ungarico, in aprile raggiunge a Modena i volontari toscani nei moti indipendentisti.

1860
In maggio si trasferisce a Milano per seguire i corsi dell’Accademia di Brera. In luglio, dopo aver scritto ai genitori una lettera piena di sentimenti patriottici, parte per raggiungere i garibaldini in Sicilia.

1862
Non potendo tornare a Venezia perché accusato di diserzione, si trasferisce a Firenze. Qui entra in contatto con il gruppo antiaccademico dei Macchiaioli (Signorini, Fattori, Lega, Banti, Borrani, Sernesi, Cabianca), che si riuniscono al Caffè Michelangiolo. Il soggiorno toscano si protrae fino al 1866. Probabilmente al 1865 risale La lettrice, opera che, come Gli Innamorati dell’anno successivo, si sgancia dalla moda ancora corrente della pittura storica.

1866
Raggiunge di nuovo Garibaldi per la terza guerra d’Indipendenza.

1867-1873
Viaggia tra Firenze e Venezia, con qualche soggiorno a Roma, dove dipinge, tra l’altro, I poveri sui gradini dell’Ara Coeli (o Impressioni di Roma, 1872), opera di forte intonazione realistica e sociale che verrà esposta nel 1875 alla Pinacoteca di Brera.

1874
Il 2 giugno, per il suo trentatreesimo compleanno, parte alla volta di Parigi con l’intenzione di restarvi poche settimane. Sarà invece un viaggio senza ritorno. Arriva nella capitale francese – agguerrito dall’esperienza macchiaiola ma pronto ad
assorbire i venti di novità che soffiano Oltralpe – l’anno stesso della prima mostra degli Impressionisti “chez Nadar”. Abita dapprima all’Hotel de Bruxelles, in rue de Clichy, per trasferirsi più tardi in rue de la Victoire. Presto diventa un assiduo frequentatore del caffè Nouvelle Athènes, dove si riuniscono i “pittori ribelli”. Stringe amicizia con Cézanne, Renoir e soprattutto con Degas, per la cui pittura nutre subito una particolare simpatia e attrazione.

1878
Si stabilisce al 25 del Passage de l’Élysée, a Montmartre. Si guadagna da vivere disegnando per alcune riviste di moda. In aprile giunge in Francia il critico Diego Martelli, che si fermerà a Parigi circa un anno. In settembre termina il Moulin de la Galette, opera eccezionale e ardita soprattutto per il taglio fotografico e l’uso personalissimo dei colori.

1879
Esegue il Ritratto di Diego Martelli al caminetto (Firenze, Galleria d’Arte Moderna Palazzo Pitti). Su invito di Degas, partecipa alla quarta collettiva degli Impressionisti, presentando Violettes d’hiver.

1880
Invia alcune tele alla quinta Mostra degli Impressionisti, tra cui Madre e figlia, prova riuscita di una sensibilità moderna, più che degna delle idee rivoluzionarie della Nouvelle Peinture, anche per la coraggiosa impaginazione. I suoi lavori vengono apprezzati dal critico d’arte francese Joris Karl Huysmans. Risiede in Place d’Anvers, il cui piccolo parco fa da sfondo al celebre quadro intitolato Alla piazza (Piacenza, Galleria Ricci Oddi). L’anno successivo, l’opera verrà presentata alla VI Mostra degli Impressionisti.

1883
Si trasferisce al 7 di rue Tourlaque, non lontano dallo studio di Toulouse Lautrec. Allo stesso indirizzo risiedono il critico François Gaudi e Susanne Valadon, la madre di Utrillo, che gli farà da modella.

1884
Ricorre con sempre maggior frequenza e alacrità alla tecnica del pastello, alla ricerca di effetti più vaporosi e indeterminati di quanto consenta la pittura ad olio.

1886
In ottobre soggiorna nella valle della Chevreuse, a una cinquantina di chilometri da Parigi, insieme al pittore impressionista Armand Guillaumin e si dedica alla pittura en plein air.

1888
In luglio, Paul Durand-Ruel acquista la prima opera del pittore veneziano, un Buste de femme, soggetto tutt’altro che insolito nelle produzione del veneziano, capace come nessun altro di immortalare le sottili inquietudini, le pigre voglie, delle tante signore e fanciulle che popolano i suoi quadri.

1893
La Galleria Durand-Ruel organizza la prima mostra personale dell’artista.

1894
Ormai arruolato nella scuderia Durand-Ruel, Zandò entra nell’ufficialità del mercato francese.

1895
Trascorre l’estate a Gif, nella valle della Chevreuse, insieme alla sorella Tonina, dove tornerà regolarmente per le vacanze.

1898
Seconda personale presso la Galleria Durand-Ruel.

1903
Terza personale.

1906
Invia due opere all’Esposizione Internazionale di Milano, ma non riceve consensi.

1908
La Galleria Rosenberg propone una mostra individuale delle sue opere. Il critico Vittorio Pica entra in contatto epistolare con lui.

1909
Inizia il carteggio con Ugo Ojetti.

1914
Vittorio Pica, con Angelo Sommaruga, gli dedica una mostra alla Biennale di Venezia. Contrariamente alle sue speranze, il  “ritorno in patria” non costituisce affatto un trionfo.
Si dedica con sempre maggior frequenza alle nature morte, con esiti sorprendenti che, in qualche caso, si possono definire “pre-cubisti”.

1917
Il 30 settembre muore Degas.
Zandomeneghi realizza il suo ultimo dipinto noto, Hommage à Toulouse Lautrec, estrema testimonianza di sobrietà e sintesi in sintonia con i tempi mutati.
Il 31 dicembre viene trovato morto ai piedi del suo letto.

1880
J.K. Huysmans, L’exposition des Indépendants en 1880, in “L’Art Moderne”, pp. 119-120
D. Martelli, Gli Impressionisti, testo della conferenza tenuta al Circolo Filologico di Livorno, (in A. Boschetto a cura di, Scritti d’arte di Diego Martelli, Sansoni, Firenze, 1952, pp. 98-110)

1881
J.K. Huysmans, L’exposition des Indépendants en 1881, in “L’Art Moderne”

1914
U. Ojetti, Undicesima Biennale di Venezia. Gli Italiani, in “Corriere della Sera”, a. XXXIX, n. 161, 13 giugno
V. Pica, Artisti contemporanei: Federico Zandomeneghi, in “Emporium”, vol. XL, n. 235, luglio
E. Thovez, Un Impressionista: Zandomeneghi, in “La Stampa”, a. XLVIII, n. 112, 23 aprile

1922
Mostra Zandomeneghi alla Galleria Pesaro, in “Emporium”, vol. LV, n. 327, marzo

1928
E. Somaré, Federico Zandomeneghi, in Storia dei pittori italiani dell’Ottocento, vol. I, Edizioni d’Arte Moderna

1929
R. Giolli, Il ritorno di Zandomeneghi, in “Poligono”, a. III, nn. 1-2, gennaio-febbraio
G.E. Mottini, Luci e colori dell’800. Federico Zandomeneghi, in “Lidel”, a. XI. n. 4, 15 aprile
E. Persico, Zandomeneghi, in “Poligono”, marzo
E. Persico, Federico Zandomeneghi, in “L’Indice”, a. I, n. 5, 20 marzo

1930
D. Bonardi, La rivendicazione di un maestro: il pensoso Ottocento di Zandomeneghi, in “La Sera”, a. 38, n. 302, 20 dicembre
E. Piceni, Zandomeneghi alla Galleria Pesaro, in “Giovedì”, a. I, n. 31, 11 dicembre
E. Piceni, Il ritorno di un grande pittore italiano, in “Illustrazione Fascista”, a. III , n. 31, 21 dicembre
M. Sironi, La mostra Zandomeneghi, in “Il popolo d’Italia”, a. XVII, n. 304, 23 dicembre

1931
A. Carpi, Zandomeneghi, in “Rassegna dell’Istruzione Artistica”, dicembre
E. Persico-R. Giolli Discussioni: Federico Zandomeneghi contro l’Ottocento, in “Poligono”, gennaio

1932
L. de Selly, Un pittore dell’Ottocento. Zandomeneghi, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, a. XI, n. 94, 4 aprile
U. Ojetti, Zandomeneghi, in “Corriere della Sera”, 12 marzo
C. E. Oppo, Zandomeneghi uomo e artista, in “La Tribuna”, a. 51, n. 99, 27 aprile
E. Piceni, Zandomeneghi, Arnoldo Mondadori, Milano
E. Somaré, Zandomeneghi (1841-1917), in “L’Esame”, a. V, n. 3 , aprile

1934
A. Toniolo, Un pittore veneziano dell’Ottocento. Federico Zandomeneghi, in “Il Gazzettino Illustrato”, 19 agosto
E. Somaré, Zandomeneghi, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo

1938
R. Giolli, Lettere inedite di un italiano vissuto a Parigi, in “L’Illustrazione Italiana”, 17 luglio

1952
E. Piceni, Zandomeneghi, in “La Biennale di Venezia”, a. III, n. 8, aprile, Venezia
Picus, Gregario? No, in “Candido”, a. VIII, n. 30, 7 luglio
E. Piceni, Federico Zandomeneghi, in “Gazzetta di Bergamo”, a. III, n. 8, agosto
S. Branzi, Zandò sulla nuova via, in “La Fiera Letteraria”, 14 settembre
M. De Micheli, Il garibaldino Zandomeneghi e il parigino Zandò, in “Realismo”, n. 3, settembre
E. Piceni, Zandomeneghi, Mondadori, Milano

1959
G. Perocco, Zandomeneghi, Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Istituto Nazionale d’Arti Grafiche, Bergamo

1960
M. Cinotti, Zandomeneghi, Bramante, Milano

1961
L. Budigna, Rivalutazione definitiva della pittura di Zandomeneghi, in “Settimana Incom Illustrata”, 11 giugno

1964
M. Cinotti, Zandomeneghi, ein Italiener im Paris der Impressionisten, in “Epoca”, ed. tedesca, n. 2, febbraio, Monaco di Baviera

1967
L. Bocchi, Una grande retrospettiva del pittore veneziano, in “Corriere della Sera”, a. 92, n. 125, 28 maggio
M. Borgiotti, Incantesimi dell’Ottocento pittorico italiano, Milano
R. Joos, Parigi non ha dimenticato il veneziano Zandomeneghi, in “Il Gazzettino”, a. 81, n. 145, 21 giugno
G. Mascherpa, La dolce grazia di Zandomeneghi, in “L’Italia”, a. LXI, n. 159, 7 luglio
M. Valsecchi, Il parigino Zandò, in “Tempo”, a. XXIX, n. 40, 3 ottobre
G. Perocco, La pittura veneta dell’Ottocento, Milano
E. Piceni, Zandomeneghi, Bramante, Milano

1968
R. Carrieri, Un veneziano a Parigi: Zandomeneghi diventa Zandò, in “Epoca”, a. XIX, n. 938, 15 settembre

1977
R. Bossaglia, Quel pennello tra Tiziano e Degas, in “Corriere della Sera”, a. 102, n. 276
A. Sala, Zandò sessant’anni dopo, in “Il Giorno”, a. XXII, n. 274, 3 dicembre

1978
R. De Grada, Zandomeneghi Internazionale, in “Giorni”, a. VIII, n. 2, 11 gennaio

1979
E. Piceni, Zandomeneghi. L’uomo e l’opera, Bramante, Busto Arsizio

1981
E. Piceni, Il veneziano che anticipò Toulouse Lautrec, in “Casaviva”, n. 42, agosto

1983
E. Piceni-M. Cinotti, in La donazione Arnoldo Mondadori, Palazzo Te, Mantova

1984
R. De Grada, Un veneziano amico di Degas, in “Corriere della Sera”, a. 109, n. 255, 31 ottobre

1988
G.L. Marini, Zandò definitivamente impressionista, in “Giornale dell’Arte”, a. VI, n. 55, aprile

1989
F. Dini, Zandomeneghi, la vita e le opere, Edizioni Il Torchio, Firenze

E. Piceni, Zandomeneghi, Milano

1991
G. Matteucci, Montmartre: universo impressionista di Zandò, in “800 italiano”, a. I, n. 4, dicembre
E. Piceni, Zandomeneghi (ristampa a cura di R. Capitani e M.G. Piceni), Bramante, Busto Arsizio

1998-1999
F. Dini, Zandomeneghi “peintre” dell’avanguardia impressionista, in catalogo della mostra (Livorno, 1998-1999), pp. 76-88
G. Matteucci, “Intender non la può chi non la prova…”, in catalogo della mostra (Livorno, 1998-1999), pp. 9-28

2001
S. Bietoletti, Gli anni parigini di Zandomeneghi, in catalogo della mostra (Trento, 2001), pp. 55-63
G. Belli, Impressionisti? No grazie!, in catalogo della mostra (Trento, 2001), pp. 11-15

2003
F. Castellani, “Italiens de Paris”? , in catalogo della mostra (Ferrara, 2003), pp. 69-94
M. Ferretti Bocquillon, De Nittis, Boldini e Zandomeneghi (1867-1917), in catalogo della mostra (Ferrara, 2003), pp. 113-144

2004
F. Dini, Il mondo di Zandomeneghi, in catalogo della mostra (Castiglioncello, 2004), pp. 9-46

2004-2005
F. Castellani, Un veneziano a Parigi, in catalogo della mostra (Roma-Milano, 2004-2005), pp. 11-18
N. Colombo, Paul Durand-Ruel, moderno mercante della “Nouvelle Peinture”, in catalogo della mostra (Roma-Milano, 2004-2005), pp. 19-26

2005
R. De Grada, Federico Zandomenghi, Un passo avanti oltre la cultura dell’impressionismo, in catalogo della mostra ( Roma, 2005-2006), pp. 15-17

2006
Fondazione Piceni (a cura di), consulenza di Roberto Capitani, Federico Zandomeneghi. Catalogo generale, Scheiwiller, Milano

2007
T. Sparagni, Federico Zandomeneghi e il suo mondo: percorso, temi e relazioni, in catalogo della mostra (Barletta, 2007)
F. Castellani, L’aristocratico e il moschettiere. Renoir e Zandomeneghi, in catalogo della mostra (Barletta, 2001)

2015
S. Madeddu, De Venise à Milan: le retour de Zandomeneghi en Italie. Des années de jeunesse à la redécouverte posthune, Tesi di Dottorato, relatore Prof. Berthélémy Jobert, Université Sorbonne-Paris IV, Parigi, 28 novembre

2016
F. Dini, Per il centenario di Zandomeneghi, in catalogo della mostra (Padova, 2016-2017), pp. 12-35
F. Mazzocca, La fortuna critica di Zandomeneghi dal dibattito sul realismo alla consacrazione degli impressionisti, in catalogo della mostra (Padova, 2016-2017), pp. 37-45

1871
Milano, Esposizione delle Opere di Belle Arti nelle Gallerie del Palazzo Nazionale di Brera
Firenze, Esposizione Solenne della Società d’Incoraggiamento delle Belle Arti

1873
Vienna, Esposizione Universale di Vienna

1879
Parigi, Avenue de l’Opéra, 4me Exposition de Peinture par M. Bracquemond, M. Caillebotte, M. Cals, Mlle Cassat, M.M.Degas, Forain, Lebourg, Monet, Pissarro, Feu Piette, Rouart, H. Somm, Tillot et Zandomeneghi, 10 aprile-10 maggio

1880
Parigi, 10 Place des Pyramides, 5me Exposition de Peinture par Mme M. Bracquemond, M. Bracquemond, Mlle Cassat, M. Degas, M.M. Forain, Gauguin, Guillaumin, M.M. Lebourg, Levert, Mme Berthe Morisot, M.M. Pissarro, Raffaëlli, Rouart, Tillot, Eug. Vidal, Vignon, Zandomeneghi, 1 aprile-30 aprile

1881
Parigi, Boulevard des Capucines, 6me Exposition de Peinture par Mlle Cassat, M.M. Degas, Forain, M.M. Gauguin, Guillaumin, Mme Berthe Morisot, M.M.Pissarro, Raffaëlli, Rouart, Tillot, Eug.Vidal, Vignon, Zandomeneghi, 20 aprile-30 maggio

1886
Parigi, 1, rue Laffitte, 8me Exposition de Peinture par Mme Bracquemond, Mlle Cassat, M.M. Degas, Forain, Gauguin, M. Guillaumin, Mme Berthe Morisot, M.M. C. Pissarro, Lucien Pissarro, Odilon Redon, Rouart, Schuffnecker, Seurat, Signac, Vignsn, Zandomeneghi, 15 maggio-15 giugno

1893
Parigi, Galerie Durand-Ruel, Exposition des Tableaux, Pastels, Dessins de Federico Zandomeneghi, prefazione di A. Alexandre, 3-20 maggio

1897
Exposition des Tableaux, Pastels, Dessins de Federico Zandomeneghi, seconda personale del pittore, Galerie Durand-Ruel, Parigi, febbraio-marzo

1903
Parigi, Galerie Durand-Ruel, Exposition des Tableaux, Pastels, Dessins de Federico Zandomeneghi, Parigi, novembre

1908
Parigi, Galerie Rosenberg, Federico Zandomeneghi, ottobre

1914
Venezia, XI Biennale, Mostra individuale di Federico Zandomeneghi, a cura di V.Pica

1922
Milano, Galleria Pesaro, Mostra postuma di Federico Zandomeneghi, a cura di V. Pica, febbraio

1930
Milano, Galleria Pesaro, Esposizione di E. Cosomati, A. Feltrinelli, F. Zandomeneghi e dello scultore M. Amman, a cura di G.Nicodemi-R.Calzini, dicembre

1952
Venezia, XXVI Biennale, Federico Zandomeneghi, a cura di E. Piceni e F. Wittgens, 14 giugno-19 ottobre

1967
Parigi, Galerie Duran-Ruel, Zandomeneghi, a cura di E. Piceni, 24 maggio-28 luglio

1977
Milano, Galleria Sacerdoti, Federico Zandomeneghi, presentazione di E. Piceni

1984
New York, Stair Sainty Matthiesen, Three Italians Friends of the Impressionists. Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, a cura di G. Matteucci-E. Steingräber, 14 marzo-20 aprile

1986
Montecatini Terme-Torino, Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno-Mole Antonelliana, Dal Caffè Michelangelo al Caffè Nouvelle Athènes. I Macchiaiioli tra Firenze e Parigi, a cura di P.Dini, 23 agosto-5 ottobre, 25 ottobre-30 novembre

1988
Venezia-Milano, Ca’ Pesaro-Palazzo Reale, Zandomeneghi. Un veneziano a Parigi, a cura di R. De Grada-G.Mazzariol-G.Pavanello-G.Romanelli-M.G.Piceni, 14 maggio-21 agosto, 13 settembre-30 ottobre
Montecatini Terme, Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno, La donna e la moda nella pittura italiana del secondo ‘800 nelle collezioni private, a cura di P.Dini, 30 luglio-30 settembre.

1991
Cortina d’Ampezzo, Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, Zandomeneghi e Spadini nella collezione Arnoldo Mondadori, a cura di G. Matteucci, 11 agosto-10 settembre.

1998-1999
Livorno, Villa Mimbelli, Museo Civico “Giovanni Fattori”, Aria di Parigi nella pittura italiana del secondo Ottocento, a cura di G.Matteucci, 4 dicembre-5 aprile.

2000-2001
Roma- Parigi, Galleria Nazionale d’Arte Moderna- Museo d’Orsay, Italie, 1880-1910. Arte alla prova della modernità, a cura di Pingeot e G. Piantoni, 22 dicembre 2000-11 marzo 2001, 9 aprile-15 luglio 2001.

2001
Trento, Palazzo delle Albere, Boldini, De Nittis, Zandomeneghi. Mondanità e costume nella Parigi fin de siècde, a cura di G.Belli, 12 aprile-29 luglio.

2003
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Degas e gli italiani di Parigi, a cura di A. Dumas, 14 settembre-16 novembre

2004
Castiglioncello, Centro per l’arte Diego Martelli, Castello Pasquini, Dai Macchiaioli agli Impressionisti. Il mondo di Zandomeneghi, a cura di F. Dini, 17 luglio-31 ottobre.
Milano, Fondazione Mazzotta, Federico Zandomeneghi. Impressionista veneziano, a cura di E. Sacerdoti e T. Sparagni, 20 febbraio-20 giugno.

2005-2006
Roma, Chiostro del Bramante, Federico Zandomeneghi. Un veneziano tra gli impressionisti, a cura di R. Miracco e T. Sparagni, 5 novembre-5 marzo.

2007
Barletta, Palazzo della Marra, Pinacoteca G.De Nittis, Zandomeneghi, De Nittis, Renoir. I pittori della felicità, a cura di T. Sparagni-E.Angiuli, 31 marzo-15 luglio.

2016-2017
Padova, Palazzo Zabarella, L’impressionismo di Zandomeneghi, a cura di F.Dini-Fernando Mazzocca, 1 ottobre-29 gennaio.